Legnini: ormai l'avviso di garanzia è diventato una specie di gogna (18/10/2017)

di Piccolillo Virginia

Vicepresidente Legnini, il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, in una circolare invita i pm a non considerare più l'iscrizione nel registro degli indagati un atto dovuto. E d'accordo?

«Certo che lo sono. La circolare è stata trasmessa qui al Csm e subito è stata assegnata alla VII commissione che censisce e valuta le buone prassi».

Quindi diventerà un modello per le altre Procure?

«Come già è stato fatto per le circolari sulle intercettazioni telefoniche, anche questo atto può costituire un importante punto di riferimento per altre Procure. Fatta ovviamente salva l'autonomia di ciascuna di esse e dei loro capi. Sulle modalità di valorizzazione dovranno esprimersi gli organi consiliari competenti».

Ma lo auspica?

«Non posso che condividerla. L'iniziativa del procuratore Pignatone mira ad assicurare la corretta gestione delle attività di indagine sin dal momento della sua genesi. È un atto di indirizzo che costituisce anche uno dei buoni frutti della riforma del processo penale, in fase di attuazione».

Nella circolare si legge che «solo nei casi in cui a carico di un soggetto identificato emergono non meri sospetti ma specifici elementi indiziari si provvede all'iscrizione del modello 210, ovvero con il nome dell'indagato. Come giudica questo punto?

«E quello più rilevante. Un indirizzo interpretativo che riconduce le indagini penali dentro il perimetro del giusto processo, fissati dall'articolo u della Costituzione».

Ma avrà ripercussioni sull'informazione di garanzia.

«Nel corso degli anni l'informazione di garanzia ha subito, nella percezione collettiva, una sorta di mutazione genetica: da strumento di garanzia per l'indagato si è trasformata spesso in una gogna anche in virtù della frequente amplificazione mediatica e della strumentalizzazione politica. E lo stesso accade spesso anche con la semplice notifica della proroga delle indagini. Tutto ciò è incompatibile con i più elementari principi costituzionali».

Se decide il pm quando iscrivere nel registro degli indagati non diminuiscono le garanzie per chi è sotto indagine? Non può accadere che il pm ritardi l'iscrizione prolungando i termini?

«Si tratterebbe di un utilizzo distorto di principi che invece sono giusti. E quando ciò si verifica costituisce una patologia. La mia personale opinione è che la corretta attuazione dell'indirizzo interpretativo contenuto nella circolare non indebolisce, ma rafforza le garanzie. Per altro la norma contenuta nella riforma del processo penale — in attuazione della quale la circolare è stata emanata — va letta in parallelo a quella, pur discussa, che rafforza l'obbligo di concludere le indagini disposto dalla legge».

Ma così non si rischia che le troppe garanzie spuntino le armi alle indagini?

«Penso che nel nostro Paese si possa far crescere la cultura delle garanzie senza in alcun modo incidere sul principio dell'obbligatorietà dell'azione penale né sul rigore dell'accertamento del reato. Si può essere garantisti senza pensare di frapporre ostacoli alle indagini. Anzi. Ritengo che proprio dal rispetto dei diritti delle persone indagate, rigorosamente nel solco dei principi costituzionali e del diritto europeo, possa discendere un recupero di fiducia nei confronti della magistratura e della funzione della giurisdizione nell'ordinamento e nella società».

Pubblicato il 18 Ottobre 2017