Intervista al Vice Presidente - "Serve una super procura per indagare sulle banche" (22/11/2017)

Legnini e il modello Falcone "procure specializzate per tutelare il risparmio"

Mentre infiamma la polemica sulla mancata tutela dei risparmiatori nelle crisi bancarie, Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, propone di concentrare le competenze nelle Procure distrettuali, con magistrati dedicati e pool di investigatori specializzati secondo il modello delle Direzioni Antimafia introdotte da Falcone all'inizio degli Anni 90. Il ragionamento di Legnini parte dalla recente approvazione da parte del Csm, dopo due anni di lavoro e un centinaio di audizioni, della circolare Procure sul rapporto tra capi e sostituti. «C'erano due punti di vista apparentemente inconciliabili - spiega -. Da un lato il principio gerarchico introdotto con la riforma dell'ordinamento giudiziario, dall'altro la difesa dell'autonomia di ciascun pm. L'equilibrio cristallizzato nella circolare li salvaguarda entrambi».

Qual è l'equilibrio?

«Il procuratore ha la responsabilità di organizzare e guidare l'ufficio, l'autonomia dei sostituti è tutelata con molteplici strumenti di dialogo e partecipazione alle scelte. E in caso di contrasto decide il procuratore con provvedimento motivato nel rispetto delle regole fissate nella circolare».

Che cosa cambia per i cittadini?

«Gli uffici giudiziari devono essere ben organizzati e garantire efficienza e trasparenza sulla base di regole chiare, contenute nella circolare e in ciascuno dei progetti organizzativi. Anche così i cittadini saranno maggiormente garantiti».

Alcuni pm hanno sollevato il rischio di autoritarismo.

«Lo escludo categoricamente».

Qual è il ruolo del Csm?

«Valuta i progetti organizzativi dei procuratori, esprime pareri e formula rilievi, interviene anche in via preventiva su eventuali contrasti».

Pareri vincolanti?

«Il Csm in questa materia non pub e non deve dare ordini. Ma non si pensi che pareri e rilievi saranno ininfluenti».

Finiranno gli scontri tra pm d'assalto e procuratori?

«Regole definite e responsabilità chiare servono a evitare un esercizio distorto delle funzioni inquirenti, a prevenire i conflitti o a risolverli con le procedure previste nella circolare. Il fine ultimo è amministrare giustizia nell'interesse dei cittadini, non esercitare un potere autoreferenziale».

L'autoreferenzialità esiste?

«Le Procure devono recuperare autorevolezza, i cittadini non devono avere l'impressione che il pm persegua finalità improprie o interpreti la sua funzione al di fuori delle regole anche organizzative».

L'impressione è giustificata?

«Talvolta sì. Penso al rapporto con la polizia giudiziaria. La delega per specifici atti di indagine è necessaria ma la polizia giudiziaria non pub e non deve sostituirsi al pm sulle scelte e sugli esiti delle attività investigative».

Capita spesso?

«Anche recentemente si sono verificate patologie, evidenti anche agli occhi dei cittadini».

 Pensa al caso Consip?

«Non parlo di casi specifici tanto più se oggetto di indagini penali. Ma deve essere chiaro che si tratta di un tema di importanza straordinaria, che incide sui principi fondamentali del ruolo del magistrato nello stato di diritto. Un pm che delega l'esercizio delle sue prerogative alla polizia giudiziaria è un magistrato che non rispetta il principio costituzionale di indipendenza».

Che risposte spettano alla magistratura nelle crisi bancarie?

«A fronte dei problemi che si sono manifestati, accertare le responsabilità individuali è doveroso come lo è garantire gli indennizzi».

E per il futuro?

«Occorre ripristinare un elevato grado di fiducia dei cittadini e ciò si potrà verificare soprattutto con un quadro di regole più chiare ed efficaci. La tutela del risparmio è inderogabile e su tale obiettivo, come su altri fondamentali principi, serve il massimo della coesione istituzionale».

Nelle audizioni alla commissione parlamentare, alcuni procuratori come Greco e Pignatone hanno reclamato l'esigenza di investigatori specializzati, assenti nelle Procure più piccole.

«Condivido pienamente quella posizione. In questa come per gran parte dei reati riconducibili alla categoria della criminalità economica e finanziaria, sarebbe ragionevole concentrare le competenze nelle Procure distrettuali, sul modello delle attività di contrasto alla criminalità organizzata».

In pochi mesi si voterà per Parlamento e Csm, mentre deciderete nomine giudiziarie importanti. La sovrapposizione può creare problemi?

«I rischi ci sono, lo scontro elettorale è destinato ad accentuarsi sia dentro che fuori dalla magistratura. Abbiamo il dovere di preservare il ruolo di garanzia del Csm e di non indebolirne la funzione».

Teme veleni e strumentalizzazioni in campagna elettorale?

«Aspiro a vivere in un Paese in cui le iniziative giudiziarie si svolgano in modo corretto anche sotto elezioni, senza corto circuiti e interferenze».

Vale anche per i magistrati che entrano in politica?

«Il Csm ha approvato e presentato una proposta molto chiara: chi assume incarichi politici elettivi o di governo, alla fine del mandato non pub tornare a fare il magistrato ma deve essere destinato ad altre funzioni. Si tratta comunque di materia di discussione e decisione parlamentare».

In assenza di una legge, un magistrato che si candida al Parlamento dovrebbe lasciare la toga per motivi etici?

«In assenza di una regola, non me la sentirei di chiedere a un magistrato di rinunciare, dimettendosi, al proprio lavoro o di rinunciare al diritto di candidarsi. La soluzione deve essere normativa, non affidata alla volontà dei singoli».

II problema è rimandato alla prossima legislatura?

«Non è detto. Dipende dal Parlamento. Auspico che in questo scorcio finale di legislatura si possa approvare una legge che contemperi i due diritti. Non è tardi per farlo».

Pubblicato il 22 Novembre 2017